Bambini vivaci

Viva i bambini Viva(ci)

Eleonora

siamo due genitori che non sanno piu' come comportarsi...

salve siamo due genitori che non sanno piu' come comportarsi ..nostro figlio e' al primo anno di elementare e a scuola non sta' mai fermo prende sempre delle note noi lo mettiamo in punizione togliendo giochi e cose che gli interessano di piu' sta' calmo un po' di giorni poi si scatena ancora a casa so' come comportarmi ma quando e' a scuola i maestri non sanno come gestirlo( sbagliamo togliendo i suoi principali interessi?.non mi dica che l'unica soluzione sono i psicofarmaci la sola parola mi spaventa!)le dico gia' che in casa non ci sono problemi coniugali e' solo una questione di vivacita' come risorverla? grazie mille dell'attenzione


Dato che queste poche righe mi sembrano racchiudere la sensazione di molte mamme e papa, posso chiedere un commento al prof. Brasini e alla prof. Minello?

Pur sapendo che nn esistono ricette valide per tutti, è fattibile almeno cercare di capire quali sono le cose che sicuramente NON vanno fatte?

grazie Eleonora

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teti strega Commento da teti strega su 26 Febbraio 2009 a 19:26
da strega quale sono apprezzo molto i bambini vivaci: la vivacità è un modo per comunicare con il corpo che può dire spesso più che le parole. il vostro bimbo
vuole la vostra attenzione. cercate di ascoltarlo. con i bimbi vivaci ci vuole molta dolcezza ma anche fermezza: poche regole che DEVE rispettare. cari genitori, parlate con le insegnanti e collaborate con loro per cercare le cause di un eventuale malessere del bimbo, parlate con uno psicologo esperto che possa aiutarvi e soprattutto armatevi di tanta pazienza. evidentemente il vostro piccolo dà il "meglio di se'" a scuola: consigliate alle insegnanti di farlo muovere con scuse varie: mandarlo a prendere un oggetto nell'armadio o in un'altra aula, incaricarlo di cancellare la lavagna... e così via. il vostro piccolo ha bisogno di essere gratificato e non castigato perchè di solito dietro tanta vivacità si cela una scarsa autostima. ci sono varie strategie educative da mettere in atto che vi potrebbero aiutare. la migliore che io conosco è TANTO AMORE.
spero che riusciate ad avere tanta pazienza! un abbraccio teti strega
Rita Minello Commento da Rita Minello su 22 Febbraio 2009 a 19:53
PS: i refusi nello scritto dipendono dal fatto che ho digitato la risposta direttamente online, senza rilettura.
Rita Minello
Rita Minello Commento da Rita Minello su 22 Febbraio 2009 a 19:47
Cari genitori di un bambino vivace,
anch’io come Maurizio Brasini accolgo con piacere l’invito di Eleonora. Con qualche giorno di ritardo, in verità, ma torno da due settimane ad Istambul dove gli incontri in presenza non mi hanno consentito di trovere molto tempo per i collegamenti online. Mi si perdono la lunghezza del reply.
Preciso che la posizione da cui affronto il problema è quella di una pedagogista, non di un medioco o uno psicologo.
Un bambino di prima elementare ha ancora tanta strada da fare, prima di pensare, non dico alle cure farmacologiche, ma anche solo ad una diagnosi di tipo clinico legata ai suoi problemi, che, al momento, si presentano da troppo poco tempo per poter essere messi in relazione con patologie di varia natura. Si consideri che, anche nei casi più gravi e diagnosticati con chiarezza, oggi si considerano tutte le possibilità terapeutiche comportamentali, prima di passare al farmaco.
Nel caso di un bambino di prima elementare, è probabile, comunque, che si tratti di disordini del comportamento destinati a risolversi presto, con l’azione congiunta di genitori e insegnanti, sensibilizzati al problema. In effetti, togliergli i suoi interessi, potrebbe accentuare il fenomeno di disagio, piuttosto che attenuarlo.

Per cominciare, qualche domanda a cui un insegnante o un genitore può rispondere attraverso l’osservazione attenta:
1) Quali fra queste caratteristiche fondamentali presenta il bambino, non in forma occasionale, ma continua e decisamente evidente? Inattenzione, distraibilità, difficoltà di concentrazione; iperattività e ipereccitabilità; impulsività. 2) E quali sembrano prevalere sulle altre? 3) Il comportamento si associa a difficoltà scolastiche consistenti, oppure leggere? 4) E ancora, è importante capire se il comportamento precedeva le difficoltà scolastiche o si è manifestato in seguito alle prime difficoltà scolastiche? 4) Ci sono state difficoltà scolastiche che hanno prodotto nel bimbo un evidente calo dell’autostima e diminuzione delle motivazioni all’apprendimento? 5) La vivacità eccessiva si associa a manifestazioni di ansia (magari mascherata)? 6) Vi sembra che il bimbo sia sempre stato un po’ “goffo” sul piano motorio? 7) La vostra famiglia è resa abbastanza “sovraffollata” dalla presenza ad esempio di più fratellini, oppure nonni, ecc?

La difficoltà della diagnosi
L’iperattività e tutte le forme affini ciò può rendere difficile il suo inquadramento formale. Oltre alle svariate forme del disturbo da iperattività, infatti, esistono ad esempio i disturbi dell’umore, disturbi della condotta e i disturbi oppositivi-provocatori, i quali richiedono accortezze diverse.

Alcuni orientamenti di base per i casi meno gravi (perché non si possono dare ricette valide per ogni caso)
Il buon senso già suggerisce che cosa fare per i casi meno gravi. Per i genitori è necessario trovare un po’ più di tempo specifico da dedicare al bambino. Per gli insegnanti e gli educatori è necessario ristudiare il senso e la forma della loro autorevolezza, esaurito ormai il tempo dell’autoritarismo della bacchetta. Nessun genitore e nessun educatore ha una ricetta, ma cominciare a provare darà sicuramente dei frutti.
Il bambino va innanzitutto accettato e compreso per quello che è. Non trattatelo con punizioni tali da fargli fargli percepire che non solo i suoi comportamenti, ma egli stesso, come persona è “totalmente sbagliato”. Non interpretate i suoi comportamenti problematici come un affronto personale. Bisogna anzi evidenziare anche le sue più piccole cose positive ed i minimi progressi, per quanto banali, che compie.
I comportamenti problematici che non sono pericolosi vanno ignorati, mentre devono essere incoraggiati i comportamenti e gli atteggiamenti più tranquilli e riflessivi.
I genitori dovranno, poi, stabilire di comune accordo delle regole e farle rispettare. Il modo di parlare al bambino deve essere calmo e, senza urlare, bisogna dirgli con fermezza che cosa fare; occorre essere precisi ed usare termini ed espressioni in positivo.
Possibilmente, non sgridare il bambino davanti agli altri, né parlare male di lui ad altri. Bisogna prendere il bambino da solo e spiegargli le cose con calma e con tono deciso.
Offrire un modello di comportamento pacato e riflessivo e quindi abbandonare eccessivi scatti di rabbia o di nervosismo. Il bambino deve avere la possibilità di capire come affrontare determinate situazioni e in che modo risolverle. E’ molto utile verbalizzare tutti quei discorsi che noi ci facciamo dentro per insegnargli ad affrontare i problemi. “Oh no, ho scolorito una maglietta in lavatrice... bene, debbo stare calma... ora vedo di riparare come posso... devo andare al supermarket e prendere il prodotto che mi consentirà di tingerla di un nuovo colore...” e così via. L’adulto, parlando ad alta voce, offre al bambino un modello comportamentale importantissimo attraverso una strategia razionale di problem-solving.
Bisogna inoltre dare il giusto peso all’attività fisica: sono molto adatti gli sport di squadra che insegnano a mettere a freno l’impulsività in favore di un risultato collettivo e gli sport che insegnano il self-control.

So bene che voi genitori probabilmente già adottate molti di questi comportamenti rassicuranti, ma, a distanza, è davvero impossibile entrare nello specifico.

Se il caso dovesse manifestarsi in forma più grave
Per quanto riguarda i casi più gravi, esistono anche delle pratiche pedagogiche sperimentate, da attuare prima ancora della terapia. Esse vengono anche definite “programmi di cura cognitivo-comportamentali”.
L’interventocoinvolge il bambino/ragazzo, i genitori e gli insegnanti e segue tre principi: 1) rimediare, che consiste nel modificare il comportamento, attraverso il riconoscimento del problema, la pianificazione, la regolazione della sua attenzione, l’autodialogo; 2) ristrutturare, cioè cambiare l’interpretazione del comportamento, in cui si correggono le credenze sul ragazzo; 3) rieducare, modificando la risposta dei genitori e degli insegnanti. (Sechi et al., 1994)

Il training che coinvolge il bambino o il ragazzo riguarda:

 L’autoistruzione in cui si utilizza il linguaggio interno per risolvere i problemi;
 Il problem solving in cui per eseguire un compito si seguono dei punti prefissati;
 Il riaddestramento attributivo in cui si cerca di formare una nuova attribuzione e immagine di sé del ragazzo;
 Lo sviluppo di consapevolezza metacognitiva;
 Procedure di riduzione dello stress. (Id.)

Questo programma viene attuato da un esperto, e si svolge in modo molto semplice e sereno, attraverso l’utilizzo di giochi, metafore, storie e compiti quotidiani che riguardano la scuola e la vita extrascolastica.

Vi saluto, con i migliori auspici per il futuro prossimo!
Rtia Minello
CARMEN Commento da CARMEN su 5 Febbraio 2009 a 16:49
Grazie Eleonora per l'invito.Non sono un esperta in materia ,sono solo una mamma.

Gli pscofarmaci di sicuro sono l'ultima spiaggia.Come genitore posso solo dire di attenzionare ogni comportamento.Ad esempio questi comportamenti sono iniziati solo adesso col la scuola elementare o anche all'asilo?Io parlerei con gli insegnati farei presente tutti i particolari ed insieme genitori- scuola si dovra' ricercare il disagio del bambino che di sicuro col suo comportamento manifesta qualcosa che non e' chiaro.Lo sport potrebbe essere un ottima soluzione per scaricare tutta questa energia,trovare qualcosa che lo interessi e fare leva su questo se propio si ritiene il caso di punirlo.Per quanto riguarda togliere i suoi interessi e' difficile capisco come madre,ma secondo me e' il modo migliore per ottenere un corretto comportamento.Dopo di cio' potreste chiedere un aiuto pscologico che per quanto ne so anche la scuola fornisce o indirizzarsi ad un privato.Io con mio figlio ho provato la pscomotricita' ,o terapia dolce ,so che la chiamano cosi'.So che un bambino iperattivo puo' stravolgere la vita di un intera famiglia o di una classe,ma che questo non vi porti ad isolarvi ed isolarlo dal resto del
mondo ,ma che sia un motivo per iniziare un cammino sereno alla ricerca del suo malessere.Saluti
Maurizio Brasini Commento da Maurizio Brasini su 4 Febbraio 2009 a 21:05
Accolgo con piacere l'invito di Eleonora a commentare un caso-tipo di genitori esasperati dalla vivacità del figlio. Con il preavviso che si tratta di un commento generico, mancandomi gli elementi per un discorso più "personale" e specifico.
Per iniziare, vale la pena di chiedersi se sia solo una coincidenza che quando un bambino ha dei comportamenti "non conformi", i genitori chiedono aiuto perché "non sanno più come comportarsi".
Ed è forte la tentazione di rispondere con dei consigli che riguardino lo stesso livello per così dire comportamentale: "fai così", "non fare cosà". Senza nulla togliere agli interventi psico-pedagogici basati su tecniche comportamentali (rinforzi e punizioni sono un esempio), io però vorrei far notare come bambino, genitori, insegnanti ed esperti vengono tutti risucchiati in un mondo ipersemplificato, fatto solo di comportamenti giusti e sbagliati.
Concordo con Luca quando dice di non avere fretta di trovare una soluzione, tantomeno farmacologica. Prima di passare alle soluzioni bisogna capire. E per capire bisogna fermarsi e contare fino a 10. Nella sospensione dell'azione, la pausa, si trova il tempo per pensare, per osservare attentamente, per fare caso alle emozioni. Tutte cose che scompaiono nel moto perpetuo dell'agire incontenibile. E questo vale per il bambino come per gli adulti che gli stanno attorno.
Rosita Commento da Rosita su 4 Febbraio 2009 a 20:56
Mi domando…questi comportamenti sono nati con la frequenza nella scuola elementare o erano presenti gia’ prima? E’ solo un rifiuto dell’impegno scolastico o ha base ben diverse??
Sicuramente la prima cosa da fare è cercare di capire quale è l’origine di questa vivacita’ .
Sono stati fatti degli accertamenti clinici per verificare che non sia affetto da problemi di iperattività? Se no avete mai pensato di portare il bambino da uno specialista di psicologia dell’eta’ evolutiva?? Una pedagogista in gamba o uno psicologo ( o viceversa!!) attenti potrebbero sicuramente dare dei consigli utili avendo la possibilità di vedere con occhio esterno quali atteggiamenti si manifestano conseguentemente a stimoli esterni che possono provenire dai genitori o anche da persone esterne all’ambito familiare.
A volte le punizioni, a mio parere, non sono poi così indicate perche’ si rischia di ferire ulteriormente un bambino che sta manifestando grossi disagi ….Un piccolo consiglio… a volte si è convinti di avere un menage familiare che ci sembra il piu’ sano di questo mondo…è meglio mettersi sempre in discussione perche’ non sempre i problemi coniugali creano disagi ai figli…a volte noi adulti assumiamo comportamenti (dei quali non ci rendiamo conto) che possono influire negativamente nei confronti dei bambini …e questo vale sia per un genitore che per un educatore.
Tuttavia credo sia necessario prima stabilire quale è il reale problema di vostro figlio. Un abbraccio!
Rosita
Miriam Commento da Miriam su 4 Febbraio 2009 a 4:53
Anche io ho avuto la setssa esperienza con mia figlia, ma per fortuna le maestre erano comprensive. Io gli spiegherei le cose semza troppe punizioni, perché il bambino è abituato a giocare tutto il giorno. E' la prima volta probabilmente che si vede costretto a star seduto ore intere, se è di natura vivace e magare il metodo di insegnamento è quello classico (cioè noioso e ripetitivo) è naturale che il primo hanno sia così. Le continue punizioni possono portare ad un circolo vizioso e frustrarlo al punto da rendergli odiosa la scuola e farlo rinunciare ad essere bravo. proverei piuttosto co il sistema dei premi. ogni volta che si comporta bene (spiegando bene cosa significa comportarsi bene, e quindi non riceve una nota, potrà avere qualcosa: a seconda del tipo che è e dei gusti che ha possono essere un gommino sagomato, un chewingum, una caramella o latro dolce, la possibilità di riposare o vedere un cartone accanto a mamma, insomma un qualcosa di piccolo che lo gratifichi e gli dia una motivazione a controllare il suo bisogno (perchè a quell'età è un bisogno, una necessità) di scatenarsi. MAgari quando torna da scuola invece di sederlo subito a tavola o chiedergli di stare tranquiloo, lascia che corra e giochi anche in modo un po' rumoroso (senza consentirgli di ndare oltre la decenza, se no è controproducente) in modo che scarichi l'accumulo di energie soffocate a scuola. Auguri, non perdetevi d'animo e non sentitevi schiacciate dalla paura di non riuscire ad essere all'altezza delle richieste della scuola. Col tempo, l'insegnamento el'incentivazione il bambino si adeguerà. lo dico per esperienza diretta.
Maria Commento da Maria su 3 Febbraio 2009 a 17:53
Prima di pensare agli psicofarmaci mi soffermerei sulla giornata-tipo del bambino vivace.
Dopo otto ore trascorse a scuola, qualsiasi bambino ha bisogno di fare qualcosa di stimolante o distensivo. Se in questo periodo è impensabile portarlo al parco, si possono fare tante altre cose...evitando la tv (consentita, a mio parere, solo nel week end...meglio un buon film al cinema). Il genitore (o la tata) può passare un po' di tempo insieme al piccolo disegnando, impastando o saltellare con una musica divertente!

Tutti i bambini sono molto curiosi e hanno voglia di fare...un passatempo infallibile è quello di fargli affondare le mani nell'impasto della pizza o della crostata! ;-)

Questi figli, in assenza di particolari comportamenti, sono normalissimi...ma vanno aiutati. Certo, è impensabile riempire tutto il loro tempo libero, devono anche imparare a gestire il loro tempo via via in modo autonomo (ad es., usando un gioco preferito).

Quanto alle punizioni...bisognerebbe concentrarsi su un obiettivo alla volta. Io distinguerei la condotta scolastica da quella familiare. Un'idea potrebbe essere quello del calendario della condotta....
Luca Poma Commento da Luca Poma su 3 Febbraio 2009 a 17:52
Quello che sicuramente NON va fatto - per rispondere alla domanda di Eleonora - è di somministrare un prodotto psicoattivo se non si ha l'assoluta certezza di una diagnosi clinica di tipo neurologico o psichiatrico. E' evidentemente impossibile esprimere un parere dinnanzi alle poche righe scritte da questi genitori, ma la strada che porta alla somministrazione di psicofarmaci è lunga: è l'extrema-ratio, prima di somministrare una metanfetamina ad un bambino piccolo c'è molto altro da fare. La punizione serve a poco, se non è parte di un progetto pedagogico personalizzato. Consiglio ai genitori la lettura della Carta Bimbo, la si scarica gratuitamente cliccando sulla homepage del portale www.giulemanidaibambini.org. Sono solo suggerimenti, e non indicazioni terapeutiche/pedagogiche, ma rendono già l'idea circa la necessità di non percorrere strade che portano a soluzioni semplicistiche di un problema che è complesso, come complessa è la psicologia di un organismo in via di sviluppo. Conviene poi certamente contattare un pedagogista qualificato (le associazioni nazionali riconosciute sono diverse, ad esempio APEI, ANPE, FIPED), per "cucire" addosso al bimbo una strategia personalizzata funzionale a dargli delle regole. Può anche essere utilissimo l'intervento di uno psicologo dello sport (l'associazione di categoria è l'AIPS) per aiutare il bimbo a canalizzare la sua irruenza in un'attività sportiva. Tengano presente i genitori che la diversità caratteriale del loro figlio non è di per se una patologia, ne la scuola può rifiutarsi di dar servizio: anche l'istituto dovrà dotarsi - ne è obbligato per legge - dei supporti più adeguati per garantire al bambino un'assistenza personalizzata se necessario, non escludendolo dalla classe ma anzi facendo della sua diversità una ricchezza per tutta la classe.
Luca Poma - Portavoce nazionale Campagna "Giù le Mani dai Bambini"
Lucia Bellassai Commento da Lucia Bellassai su 3 Febbraio 2009 a 17:48
E se dai comportamenti di mamma e papà non giunge chiaro il messaggio che si tratta di una punizione?
E' chiaro il comportamento degli adulti?
Cordialità
Lucia Bellassai

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Un chiarimento sulla polemica relativa allo screening sul disagio psicologico dei bambini migranti a Milano:

MIGRANTI. Nessun screening psichiatrico per i bambini Vita - 22 aprile 2009

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