Psicofarmaci ai bambini: terapia o sedazione?
Dare psicofarmaci ai bambini è un modo per curarli o una sedazione temporanea per renderli innocui e più accettabili socialmente? Su ADHD e Ritalin la polemica infuria. Sanihelp.it - Uno dei punti controversi della questione ADHD riguarda l’approccio terapeutico, troppo spesso ridotto alla semplice somministrazione di farmaci. Gli oppositori alla terapia farmacologica sottolineano che, non solo questa viene adottata per un disturbo sul quale la comunità scientifica non ha ancora raggiunto un accordo unanime, ma anche che la stessa interviene solo sui sintomi della malattia senza provvedere a curarla.
Purtroppo, soprattutto negli Stati Uniti, stiamo assistendo a una preoccupante generalizzazione della terapia farmacologica in infanzia e adolescenza, con conseguenze negative sulla salute dei piccoli pazienti e sul loro equilibrio psicologico.
Tutti gli organismi che riconoscono l’esistenza dell’ADHD affermano che i farmaci vanno evitati per i casi più lievi, e che comunque devono essere sempre accompagnati dal sostegno psicologico. Di fatto, però, il ricorso al farmaco è la soluzione meno impegnativa e, secondo i maligni, l’unica che interessa agli inventori dell’ADHD (ipotesi avvalorata dai profitti in vertiginosa crescita delle aziende farmaceutiche).
Il farmaco più usato è il Ritalin (Novartis), il cui principio attivo è il metilfenidato, uno stimolante del sistema nervoso centrale. Il Ritalin discende da alcune 3">394">anfetamine in voga negli anni ’70 e giudicato in Italia fino al 2003 sostanza illegale, assimilabile alle droghe. Anche la DEA, Dipartimento Antidroga Americano, lo considera uno stupefacente.
Il Ritalin è il farmaco d’elezione per la terapia dell’ADHD in quanto in grado di attenuare le principali manifestazioni della sindrome, come distrazione, perdita di attenzione, impulsività, iperattività motoria e comportamento asociale.
Ma il metilfenidato tenderebbe a causare 3">2904">dipendenza e sono documentati casi di bambini, negli USA, che chiedevano ai medici somministrazioni di quantità sempre maggiori. Diversi studi hanno messo in relazione il suo uso con la tendenza al suicidio e con la tossicodipendenza in età adulta.
La lista degli effetti collaterali fa rabbrividire: alcuni sono indicati, in Italia, sia nel foglietto illustrativo del Ritalin, sia nel modulo di consenso informato dell’Istituto Superiore di Sanità, sia nel documento di Consensus che ha dato il via libera nel 2003 al riconoscimento dell’ADHD.
Le controindicazioni del farmaco sono state elencate da Peter Bruggin (Direttore del Centro di Studi Internazionale di Psichiatria e Psicologia, IPSS), e vanno dalle funzioni cardiovascolari (palpitazioni, tachicardia, arresto cardiaco) a quelle cerebrali e mentali ( 3">6029">psicosi, allucinazioni, aggressività, depressione), a quelle endocrine e metaboliche (arresto o ritardo della crescita, disturbi sessuali ecc).
E recentemente è stato ritirato dal commercio anche un altro psicofarmaco correntemente utilizzato in fascia pediatrica per la cura dell'ADHD, il Cylert (principio attivo: pemolina), in quanto gravato da epatotossicità. La Abbott Laboratories ha cessato la produzione di questo stimolante del sistema nervoso centrale dopo che la FDA ha ricevuto 163 segnalazioni di reazioni avverse, 13 delle quali sono risultati fatali.
Smarrimento, disinformazione, fiducia in chi propone questi prodotti e amore per i propri figli: per tutti questi motivi oggi in America sono milioni i genitori che somministrano al proprio figlio questo medicinale, acquistabile con ricetta anche in Italia.
L’efficacia della cura con Ritalin è, secondo i critici, trascurabile: il bambino starà sì più tranquillo, ma i suoi risultati probabilmente non miglioreranno e, una volta finita la terapia e in assenza di interventi di tipo psicologico e pedagogico-didattico, il piccolo ricomincerà a esprimere la sua irrisolta irrequietezza.
Si può pertanto concludere che gli psicofarmaci non migliorano l’apprendimento scolastico, non curano la presunta patologia ADHD, piuttosto agiscono sui sintomi permettendo una migliore accettazione sociale dei bambini da parte degli adulti.
I casi importanti sotto il profilo clinico dovrebbero essere prioritariamente trattati con strumenti di carattere pedagogico, per i quali è in corso in Italia una codificazione sotto forma di protocolli standard di intervento specificatamente mirati.
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