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La psicologa, bulli crescono tra videogiochi e famiglie inesistenti

Altro articolo di altro tenore... che non condivido, pubblicato da PadovaNews a firma della redazione. In pariticolare non condivido la responsabilita' attribuita ai videogiochi di essere responsabili di comportamenti violenti.

La psicologa, bulli crescono tra videogiochi e famiglie inesistenti

Roma, 19 gen. - Famiglie inesistenti, videogiochi violenti, mancanza di regole. Cosi' si diventa bulli. A tracciare l'identikit e' Paola Vinciguerra, psicologa, presidente dell'Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), in base a un'indagine condotta su un gruppo di 600 persone sul fenomeno del bullismo.

"Il dato piu' interessante e allo stesso tempo preoccupante - spiega la Vinciguerra - e' che il 70% delle persone che hanno risposto al nostro sondaggio online, quelle con un'eta' compresa tra i 18 e i 45 anni, considerano il bullismo unicamente come comportamento di trasgressione sociale, come puo' essere quello di vestirsi in maniera appariscente riempiendosi di piercing, per esempio".

Questo, in sostanza, significa che gli stessi adolescenti e i loro genitori non considerano il bullismo come un problema sul quale porre particolare attenzione. La psicoterapeuta, anche direttore dell'Unita' italiana attacchi di panico (Uiap) presso la Clinica Paiedia di Roma, aggiunge che "il 50% di coloro che hanno risposto al sondaggio e che hanno un'eta' compresa tra i 45 e i 55 anni riconosce il fenomeno come realmente esistente ed allarmante, riconducendone la responsabilita' primaria alle istituzioni e in modo particolare alla scuola".

Piu' si e' adulti, dunque, e piu' ci si rende conto della grandezza e gravita' del fenomeno. Il 70% degli over 55 che hanno partecipato al questionario online, infatti, considerano il bullismo un fenomeno esistente e addebitano la responsabilita' in primo luogo alla famiglia, e poi alle istituzioni.

Ma cosa si nasconde dietro il bullismo? "Le cause degli atteggiamenti aggressivi tipici di questo fenomeno - continua la Vinciguerra - sono da ricercare nella sfera familiare innanzitutto, poi in quella scolastica e istituzionale. La nuova struttura familiare non e' piu' quel solido riferimento indistruttibile: le separazioni dei genitori sono in aumento e gli equilibri relazionali e gli schemi educativi, che vanno a determinarsi dopo la separazione, sono precari e lontani dalle esigenze dei bambini e degli adolescenti", avverte.

"Inoltre - prosegue la psicologa - si passa troppo poco tempo con i figli per spiegare e trasmettere codici morali di stile di vita e per capire i loro disagi cercando di rassicurarli". Per non parlare ''dell'uso smodato di tv, Internet e videogiochi: tutti e tre elementi assolutamente dannosi per i bambini e gli adolescenti".

Secondo la psicologa, le istituzioni dovrebbero vigilare su tutto cio' che, in maniera cosi' libera e senza controllo, gira in Rete, nonche' sulla commercializzazione dei videogiochi dai contenuti aggressivi. "Ma cio' che risulta preoccupante - aggiunge l'esperta - e' come sia cambiato il ruolo del vincente. Il vincente, infatti, non e' come per le generazioni precedenti il buono e il coraggioso che mette a repentaglio la sua vita per difendere la vittima dal cattivo. Il vincente, oggi, e' colui il quale uccide di piu', ruba di piu'".

"Inoltre - sottolinea la Vinciguerra - i ragazzi sono particolarmente stimolati dalle immagini violente che si trovano facilmente su Internet. Immagini che mostrano comportamenti violenti e molto aggressivi che agli adolescenti possono risultare normali. Non possiamo quindi meravigliarci se i nostri ragazzi siano aggressivi e contrari a qualsiasi forma di regola: forse non abbiamo vigilato sull'insegnamento di validi modelli di riferimento da proporre loro e i giovani, con questa nuova idea di come si deve essere vincenti, costruiranno la futura societa'".

Cosi', fa notare la psicologa, ''il problema e' che i nostri ragazzi non sono abituati alla comunicazione del loro vissuto emotivo ed affettivo: questo dobbiamo insegnarglielo noi. Li dobbiamo osservare, cercando si intuire i loro disagi, parlarne e rassicurarli. I ragazzi hanno bisogno di regole, da soli non riescono ad orientarsi. Ma noi adulti dove siamo? - chiede critica l'esperta - Controlliamo quanto stanno davanti alla tv o quanto tempo passano attaccati a Internet o ai loro videogames? L'era del genitore amico, visti i risultati, e' tramontata. L'autoritarismo ha creato stuoli di depressi e aggressivi? Dobbiamo allora percorrere la strada del dialogo, della spiegazione, ma non dobbiamo perdere la nostra autorevolezza''.

''Che scuola ed istituzioni - conclude la Vinciguerra con un appello - affianchino i genitori con corsi di supporto per far si' che svolgano al meglio il loro delicato compito, che intervengano dove e' di loro competenza consultandosi con professionisti del settore".

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